Fate e Dintorni

fatawoterCiascuno di noi ha il suo luogo magico, quello in cui è possibile o più facile incontrare una fata; è il luogo in cui mente e cuore entrano in sintonia e cadono le barriere poste dalla stratificazione dei pensieri e delle ansie quotidiane.Il luogo in cui ,se si vuole si può avere la sensazione di essere un tutto unico fra passato e presente, il nostro passato e il nostro presente, e si possono lasciare indietro tutti i pensieri superflui.

In questi luoghi può emergere quel tanto di magico che è in ciascuno; non nel senso di apparire improvvisamente ricoperti di stelline multicolori e con in mano la magica bacchetta, ( anche se …chissà ) ma nel senso che possiamo sentire con maggior intensità e percepire il nostro essere come un ponte fra la terra e il cielo, la natura e l’infinito ; le Fate sono sempre state presenti nella leggenda e nelle tradizioni di tutti i popoli ; i nostri avi lasciavano alle entità dei boschi doni in cibo per render loro omaggio, convinti della loro presenza vigile nella natura .

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Forse queste fate non fanno magie nel senso che intendiamo ma piuttosto aiutano gli umani a comprendere quello che in quel momento è necessario e utile fare per ottenere quello che si desidera, in sostanza a conoscersi meglio ; questo è possibile perché loro…. sanno .Comunque come definire la capacità di avere trovato il modo di utilizzare il primo ago, pare una lisca di pesce, o di avere scoperto come filare i vegetali per fare abiti e poi tesserli e filare la lana ; come innestare il primo albero selvatico per ricavarne frutti migliori delle bacche esistenti in natura ?

Chi ha fatto questa cose non è passato alla storia come i condottieri di eserciti, i conquistatori, che nell’economia dei millenni sono rimasti una piccola incisione nella storia, non sempre positiva, mentre quelle altre scoperte magiche , hanno fatto crescere l’umanità.

Il mio posto magico era una stanza nella casa di campagna al primo piano, in fondo la ballatoio sopra la loggia dove la nonna sedeva in poltrona .La nonna era piccola di statura , vestiva di grigio nelle sua varie sfumature o di blu, il tutto accompagnato da camicette di seta, leggere o pesanti, ricamate e sempre con una spilla appuntata .I capelli grigi li portava raccolti sulla nuca ;correva continuamente dalla casa di campagna a quella del mare con pacchi e valigette.Cantava mentre cuciva o cucinava e alla sera affondava in una grande poltrona di pelle ,mi prendeva in braccio e mi raccontava favole finchè non mi addormentavo .Lei mi ha insegnato a lavorare a uncinetto, a rammendare, a fare la pasta ; io sedevo accanto a lei con un piccolo pezzo di lino, o una calza ,il ditale della mia misura; oppure davanti ad una tavolino della mia dimensione con un matterello anche questo a misura mia, per stendere un piccolo grumo di pasta .

Scomparve quando ero ancora poco più che bambina e se anche per tanto tempo pensai solo allo studio o come si dice a “ Progredire nella Vita “ ho compreso più tardi che quello che aveva seminato non era andato perduto .Nella stanza della nonna c’era una vecchia piattaia con piatti da tavola con disegni di rose ; non so se fossero Maissen o banali terrecotte ma ho sempre amato i servizi da tavola con le rose ;dentro la credenza ,i rotoli di tela che ogni anno comperava perché noi nipoti dovevamo avere il corredo; biancheria da letto della bisnonna,oramai irrimediabilmente lisa, ma tutta ricamata a mano , il suo uncinetto d’argento con il manico cesellato, sottilissimo per lavorare fili invisibili ,il ditale, gomitoli di filo fine come capelli come oggi non si fila più .Lì ho trovato , stranamente conservati,alcuni libri di cucina datati 1878, 1906 e una edizione del’Artusi coeva ; fra le pagine tante annotazioni a penna di ricette di cucina . Dopo che se ne fu andata se anche per tanto tempo pensai solo allo studio o come si dice a “ Farmi Strada nella Vita “ scoprii più tardi che quello che aveva seminato non era andato perduto : sono rimasti i ricami,le ricette di cucina, le favole.