Storia del merletto e del ricamo - parte 1

 

Francois Pourbus-Maria Stuarda

merletto ad ago- Burano

Isabella di Valois: Sofonisba Anguissola

Il Piacere di Ricamare

Imparare

I Nostri Lavori

Pizzi e Merletti

  Le trine ad ago

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Troverete  di seguito alcuni cenni informativi sulla storia del merletto e del ricamo , su cui però non mi dilungherò troppo dando la preferenza ad argomenti pratici . Per approfondire la storia , vi sono alcuni  bellissimi e completi siti a cui si può fare riferimento .Ampie ed approfondite notizie sulle tecniche di merletto e ricamo  troverete  nel bellissimo volume

 " Ricami Italiani antichi e moderni" (ed  Nuova SI s.a.s ) di Elisa Ricci  ; questa ,donna di grande cultura  ,è stata la maggiore studiosa del merletto e del ricamo ;  la prima edizione del libro è del 1925

 

 L Ricamo non è soltanto,come appare nella opinione corrente,passatempo per signore annoiate; la sua storia è legata al costume e all’arte perché molti artisti  si dedicarono alla produzione di cartoni per disegni destinati a ricami ed arazzi, ed  anche  alla economia di tanti paesi; era infatti  essenziale all’abbigliamento e all’arredamento ,il costo di tessuti e filati era una delle poste che massimamente incidevano sui costi di importazione ed era anche fonte di reddito per numerosissime persone che vi si dedicavano;nelle epoche d’oro il numero di merlettaie era elevatissimo ed i lavoratori erano riuniti nelle corporazioni . Si calcola che a Cantù all’inizio dell’800 lavorassero circa  settecento merlettaie .

Il ricamo è un’arte antichissima, apparsa molto probabilmente in Oriente.La  sua storia può essere ricostruita citando fonti storiche e iconografiche e purtoppo solo in piccola parte studiando i reperti autentici.Si parla di ricamo nella Mitologia, nei poemi di Omero e di  Virgilio e nella Bibbia; quando Mosé prepara il Santo Tabernacolo lo descrive con queste parole: "…fece il velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo fece con figure di cherubino, lavoro di ricamatore." (Esodo 36,35). Non mancano, anche se ridotte in piccolissimi frammenti, testimonianze dirette: in Egitto sono state rinvenute strisce decorative risalenti a secoli prima di Cristo, così anche in Attica sono rinvenuti dei pezzi di lino ricamati risalenti all’epoca classica.Storici di epoca romana  narrano che Nerone pagò quattro milioni di sesterzi i drappi per il triclinio coperti di ricami, ed Eliogabalo fece riprodurre sulle tovaglie ,con l’ago, i cibi dei banchetti .Il Ricamo era lusso;lusso orientale assieme ai tessuti,ai profumi ,alle gemme  rappresentava il modo più semplice per impreziosire e personalizzare, aumentandone così dignità e prestigio,i capi d’abbigliamento indossati da personaggi di grande risalto politico o religioso.In Italia, e precisamente in Sicilia, questa arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che vi introducono laboratori di tessitura e di ricamo, rispettivamente Thiraz e Rakam; La parola ricamo deriva dal lemma arabo raqm (racam) .

Durante il regno dei Normanni, in particolare di Ruggero II, i manufatti sono degni di Papi e Imperatori.Ci rimane,quale monumentale testimonianza,il Mantello da incoronazione del Sacro Romano Impero, ricamato con oro e perle, con un motivo di cammelli assaliti da leoni tigrati, separati da una palma da datteri, simbolo dell’albero della vita. Fu ordinato nel 1133 e fu portato a termine nel 1134; ora è conservato nel Kurstgeveben Museum di Vienna. Molto probabilmente la tecnica e i decori sono stati portati presso le altre maggiori corti della Penisola dalle stesse maestranze arabo-sicule, costrette a fuggire sulla fine del secoloXIII a seguito della rivoluzione deiVespri..Esempio a se stante, relativo all’arredo, resta fondamentale l’arazzo di Bayeux,detto anche della Regina Matilde. Realizzato nell’anno 1000, su tela di lino grezza con lana colorata, racconta, con punti di ricamo semplici, quali il punto erba e catenella, la conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore.
 

In Italia, fin dal Trecento, esistono laboratori in tutta la penisola e in particolare a Firenze. Nel quattrocento e nel cinquecento, è documentata la collaborazione fra le “arti maggiori” e le “arti minori”, così accade che grandi maestri di pittura, come il Botticelli e Bartolomeo di Giovanni, preparino i cartoni per i ricamatori che poi li trasferiranno su piviali o paliotti. L’arte del ricamo era prerogativa maschile, tuttavia ci sono prove documentali che comprovano anche la presenza femminile e non solo monacale.
In particolare, era il passatempo preferito delle nobili dame ed è per queste che nel ‘500 sono pubblicati i primi libri di modelli di ricami. Una delle pubblicazioni più antiche sembra essere un libro di ricami di  Alex Paganino; seguiranno di Giovanni Tagliente  "Esemplario novo" che insegna alle donne a “cuscire, a recamare e a disegnare”.
Grande successo avrà anche l’opera di Giovanni Ostaus, “La vera perfettione del disegno di varie sorti di ricami”Elisabetta Catanea Parasole Romana  era una delle più famose artiste del tardo Rinascimento: amava illustrare merletti e botanica. Nel 1616, fece dono alla regina Elisabetta d’Austria ( principessa di Spagna) un bellissimo modellario di merletti intitolato:

                                                                        “ Teatro delle nobili e virtuose dame”

 Di Cesare Veccelio  è pubblicata alla fine del 1500 , una raccolta di disegni per merletti  dal titolo “Corona delle nobili e virtuose dame” Dei ricami dell’epoca non mancano documentazioni iconografiche nella copiosa ritrattistica: sono così molto ben visibili i ricami di seta color ruggine, blu, rossa, nera oppure con filato d’oro, a sottolineare gli scolli e i polsi delle camice

Ritratto di signora

Vermeer- La Merlettaia

Maria Teresa imperatrice d'Austria


Nell’arredo, su schienali e sedili di poltrone, si imita con l’ago, l’effetto arazzo delle “tapisseries” fiamminghe ed italiane.
In Francia  i costi della importazione di ricami e merletti dall’Italia fu tale da destare grande preoccupazione ; Jean Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV, riorganizzando l’artigianato, si propose di limitare la importazione e iniziò una produzione locale che ben presto, si pose in fortissima concorrenza con quella italiana fino a soppiantarla;si dice che  abbia portato in Francia  trenta maestre merlettaie veneziane  per creare quella industria;riunì poi in un unico luogo, dov’era esistita la manifattura d’arazzi di Gobelins, tutti i laboratori destinati a produrre soltanto per il re. Sotto la direzione del pittore Le Brun, dal 1663, una équipe di artisti rinomati, tra cui scultori, architetti, ebanisti, incisori, tessitori e ricamatori, vengono riuniti nella “Grande Fabrique” per creare gli arredi dei sontuosi interni ed il guardaroba personale del loro sovrano.
La moda dei ricami coinvolge le dame in Europa che continuano a trovare in quest’arte un modo materiale e spirituale di evadere dalla quotidianità familiare. A Venezia si occupa di ricamo persino suor Arcangela Tarabotti,scrittrice.Si diffondono ovunque gli Istituti di religiose che accolgono giovinette abbandonate per insegnare loro il mestiere di ricamatrice o merlettaia, e per aiutarle poi, anche con l’apporto di una dote messa da parte in anni di lavoro all’interno del collegio, ad avere un ruolo dignitoso in società.

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