I RACCONTI DELLE FATE

         Fate e Dintorni  

 Racconti : Saida- Nutellina- La fata del torrente    

 Magie

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SAIDA

 

aida era nata in un paese della Lombardia, ma i suoi genitori venivano da un posto aldilà del mare così lei aveva i capelli neri a ricci fitti , gli occhi scuri che sembravano bottoni di onice e la pelle ambrata ;  aveva tre fratelli e una sorellina; la mamma lavorava come domestica in una famiglia  ma solo al mattino per avere il tempo di occuparsi di loro e spesso li portava al parco ;le persone da cui lavorava erano gentili e le passavano gli abiti dei loro bambini, così i fratelli di Saida avevano sempre vestitini nuovi.; la mamma era morbida e dolce , non parlava molto ma quando lo faceva il papà faceva un cenno con la testa e  accettava le sue parole.

 Il papà portava i baffi, lavorava in un vivaio ed era molto contento di questo : diceva che  era un lavoro pulito non al chiuso nei capannoni delle fabbriche  ma a contatto con la terra che sa sempre compensare .A volte portava  a casa delle piantine scartate e così la loro casa odorava di fiori.

La casa era il problema :il papà diceva che erano stati fortunati, ma vivevano in due camere una per i genitori e il bimbo piccolo e l’altra per il soggiorno e la cucina ; qui ,alla sera, i fratelli abbassavano dei materassi e di addormentavano.

Saida andava a scuola a piedi perché il pulman costava troppo e anche a fare la spesa andava a piedi e anche in moschea andava a piedi ;le piaceva molto studiare anche se il papà diceva che non avrebbe continuato per molto perché doveva lavorare .

Accudiva i fratellini , faceva le commissioni per qualche anziana signora che abitava nel palazzo ;le piaceva correre e preparava anche il pane .

Un giorno la mamma la mandò a comprare la carne nel  negozio di un amico ; era lontano e Saida avrebbe dovuto andare a piedi, ma le avrebbero dato della carne buona anche se non di prima scelta.

Quando fu davanti al negozio, in una aiuola erbosa vide un cagnolino bianco a macchie marroni sdraiato per terra: gli fece una carezza e il cucciolo prima scattò impaurito , poi, rassicurato, si avvicinò cauto con le orecchiette basse e guardandola con gli occhi all’insù le leccò la mano ;

“ come sei carino!!! Cosa fai qui solo ? povero piccolo” ma siccome aveva poco tempo entrò e fece la spesa ; all’uscita il cucciolo era ancora lì seduto che la guardava e quando si avviò la  seguì .Invano la bambina cercò di mandarlo via :”stai qui , non puoi venirmi dietro, ci sono le macchine !!!”lui  si fermava un poco ma poi ricominciava a seguirla .

Saida fu presa dal panico e allora lo rimproverò aspramente . Il cucciolo si sedette e restò fermo ; Saida si voltò e lo vide piccolo piccolo in mezzo al marciapiede , con le orecchiettine basse e la faccia triste triste  e allora il cuore le fece un salto e tornò indietro, lo prese in braccio e i due cominciarono a baciarsi , il cucciolo pieno di gioia e tutto festoso . Quando arrivò a casa la mamma si mise le mani nei capelli e il papà disse:” non possiamo tenerlo, bambina , in questa casa non c’è neanche posto per noi e non possiamo nutrire  un cane “

“ma dove mangiano in cinque mangiano anche in sei, lo dici sempre “

“ ma io parlavo di bambini non di cani . Lui andrà al canile “.

 E così fu .

Ma Saida non si dava pace e  pochi giorni dopo andò al canile a piedi ; il cucciolo le fece infinite feste e guaiva per uscire dalla gabbia ; le dissero che se qualcuno lo avesse preso avrebbe avuto una casa , altrimenti ….

 Saida tornò ancora  ma il cucciolo era steso nella gabbia e mosse appena la coda e teneva le orecchiette basse

” cosa ha ? “

“ forse la febbre , non sappiamo ; forse è triste  chissà”

“ e cosa succede ? non potete guarirlo “

“ noi lo curiamo , ma se non guarisce , che vuoi .. “

 Saida era disperata . Tornò a casa e dopo avere fatto le pulizie in cucina uscì su

lla strada dove c’era un poco di prato , si appoggiò ad un albero , abbracciò il tronco e pianse .

“Vuoi smettere di stringere , mi stropicci tutto il vestito !!!”

La voce veniva da una signora bionda e alta che stava accomodando la gonna di  un bellissimo vestito azzurro aggiustandosi la acconciatura dei capelli .

La bambina era troppo stupefatta per parlare : “ si lo so ti chiedi chi sono ecc.ecc.Sono Melusina, la fata di questo … bhe chiamiamolo parco . Accidenti , mi si è spiegazzato il vestito, gli orecchini non mi stanno bene per niente ,no questo non è il mio posto “

“ e quale è il tuo posto ?”

 “ ma insomma, dovevo fare la fata in un parco ai Parioli, sai a Roma , dove ci  sono alberi veri , non  qui in questo  pratuncolo dove buttate tutte le cartacce .Ma a quel parco la tutti gli alberi erano già occupati da delle colleghe  e sono dovuta restare qui .”

“mi spiace  tanto, per le cartacce intendo  ; ma allora le fate esistono !”

 

 “ ma figurati , e io chi sono , non si vede che sono una fata ? Bene in verità solo in pochi ci vedono mica è consentito a tutti .E adesso dimmi perché piangi, anzi dimenticavo, già lo so , sono una fata io”.

 “Morirà, poccolo-piccolo è malato e morirà e io lo debbo lasciare  al canile “ e al solo pensiero ricominciò a piangere . Melusina  abbassò lo sguardo e sorrise aggiustandosi le pieghe del vestito:

“Su bambina smettila, mi anneghi nella umidità come se non ce ne fosse abbastanza.Non perdere così la speranza,le cose possono cambiare;però ricordati che perché questo avvenga dobbiamo sempre essere noi a darci da fare ma soprattutto seguire il nostro cuore .Domani torna  a trovare il cucciolo , vedrai che forse andrà meglio.”

 

 Il giorno dopo la bimba tornò al canile ; entrò senza essere vista e si avvicinò alla gabbia del cucciolo che era ancora disteso con gli occhi tristi e che mosse appena la punta della coda quando la vide ma le leccò la mano;  attraverso la rete , Saida lo accarezzò seduta per terra .” Cosa fai  qui ?” si voltò e vide un ragazzo  in tuta , con spazzolone e stracci che la guardava ridacchiando :”è il tuo cane ?”

“ è Piccolo-Piccolo; non è mio lo ho  trovato ma il papà dice che non posso tenerlo e lui sta male e morirà !!” e cominciò a piangere a grossi lacrimoni mentre Piccolo-Piccolo usciva con il musetto dalla rete per leccarle il viso

 “Mi chiamo Marco, sono un volontario ;quando sono libero dall’università vengo qui; oggi non è il mio giorno ma un amico stava male e lo sostituisco ; finisco di fare le pulizie e poi ti raggiungo “.

 Così la bambina gli raccontò la storia e poiché era oramai tardi , Marco si offri di accompagnarla a casa in auto .

Quando la mamma aprendo la porta vide un estraneo  si coprì i capelli e si allontanò veloce e il papà guardò la bambina con occhi corrucciati .

Marco si guardò intorno, vide la casa pulita , i materassi a terra , i bimbi ordinati e allegri ma vestiti modestamente; si scusò e disse che era tardi e aveva pensato fosse meglio che la bambina non tornasse da sola a piedi . Il papà si addolcì e la mamma offrì il the poi i due uomini restarono un poco a parlare finchè Marco se ne andò.

Il giorno dopo il papà tornò dal lavoro tutto agitato e parlò fitto-fitto con la mamma; al mattino dopo i due uscirono e quando tornarono la mamma sembrava illuminata; si avvicinò a Saida :” bambina, domani dopo la scuola, vai al canile e porta qui il cane . Ieri un signore è andato al lavoro da tuo padre e gli ha detto che in una casa fuori città c’è bisogno di un custode che curi il giardino in cambio di un compenso e della casa dove vivere ; è una casetta con giardino e camere per tutti , vicino a una grande casa dove io farei le pulizie ; i padroni ci vanno poco e il posto è tranquillo, molto verde  e il cucciolo può stare nel giardino”

 Raccontò che  il signore con cui aveva parlato era l’amministratore  del padre di Marco, il volontario del canile; questi aveva preso informazioni sulla famiglia e aveva deciso di fare quella offerta.

 Il giorno successivo Saida volava  correndo verso il canile : prese Piccolo-Piccoloe e,sempre volando tornò a casa dove i bambini  fecero infinite feste e la mamma gli diede un poco di riso ; la sera la bambina gli preparò una cuccia accanto al suo materasso ma durante la notte sentì un naso umido  vicino alla guancia e abbracciò il cucciolo che si era accoccolato  vicino a lei .La mattina dopo Piccolo-Piccolo era già migliorato e Saida lo porto a fare un giretto nella aiuola davanti al palazzo .

Il cucciolo cominciò a girare e annusare  poi si sedette scodinzolando e abbaiando sottovoce come a chiamare :”basta che tolga quelle zampe infangate dalla mia gonna !!!eccovi qui ! e allora ?”

“ abbiamo trovato una casa avremo più spazio e anche il giardino;la mamma non dovrà andare via tutti i giorni e Piccolo starà sempre con me.”

“sempre… bhe niente è sempre  però va bene ugualmente . Anche io me ne andrò; ho trovato un posto in un parco sul lago di Garda, molto ben frequentato ;”

“ non ti vedrò più allora !!”

“ le fate ci sono dovunque  bambina e ne troverai una anche nella nuova casa , se la cercherai . Ma adesso per cortesia  debbo andare a fare i bagagli , e tieni quel cucciolo, non vorrei che mi scambiasse per un albero” …e si allontanò in un baluginare di stelline dorate .

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l torrente scendeva  rumoroso dalle montagne attraverso boschi verdi  di grandi alberi, e si placava nei  prati, al centro di una valle che in primavera ed estate si coprivano di ranuncoli e rododendri selvatici .Appoggiato alle pendici di una montagna, sempre protetto dai venti freddi, c’era un paese ; i bambini andavo al torrente a giocare con i piedi nell’acqua , le ragazze raccoglievano sassi che l’usura  aveva resi lucidi come cristalli  per metterli sotto al cuscino e sognare viso del loro innamorato; le donne si raccoglievano in chiacchiere , le mamme portavano i bimbi , i fidanzati sedevano sui massi tenendosi per mano, le persone che avevano perduto una  persona cara portavano lì il loro dolore.

Il torrente aveva una fata ; lei sorvegliava quello che accadeva nei pressi : i bimbi perché non si facessero male, i sogni degli  innamorati ; quelli delle ragazze che raccoglievano i sassi, e, accarezzava i capelli di coloro che piangevano sulla riva del torrente  mentre le lacrime correvano a valle assieme all’acqua . Aveva un amico con cui faceva lunghe passeggiate , un capriolo nato da poco che aveva chiamato Bambi , perché anche le fate vanno talvolta al cinema.Era sempre stata felice , ma ad un certo momento  cominciò a sentirsi strana : il sole non le pareva  più così luminoso mentre guardava i bambini e le mamme , i fiori così belli , mentre osservava gli innamorati : ma non ricuciva a capire cosa le accedesse .

Un mattino mentre  liberava una trota rimasta intrappolata in una pozza, vide arrivare un giovane che sedutosi, prese dallo zaino pane e formaggio, dell’acqua e dopo avere mangiato ripulì dalle carte e si stese con al testa sullo zaino per dormire al sole .

La fata si avvicino con cautela : non lo aveva mai visto lì; aveva gli occhi scuri  i capelli schiariti dal sole ,le mani di chi lavorava , la corporatura robusta di chi fa tanto sport  .. e nel frattempo lui apri gli occhi e la vide .

 “ciao, ma non hai freddo vestita così , almeno un golfino di lana :non è ancora estate“ ma  mentre parlava sorrideva.
La fata chinò lo sguardo sul suo abito di velo lucente e si smarrì un poco ; non era sua abitudine farsi vedere .

“ Sono uscita in fretta di casa . Sei un villeggiante ?”

“ mi chiamo Antonio sono un intagliatore ; ho trovato un lavoro in paese e mi fermerò qui , mi pare si stia bene ; quando sono libero mi piace andare per i boschi a fare lunghe passeggiate .”

 Da quel giorno ,quando Antonio non lavorava andava nel prato e parlavano ; lui si stupiva che lei non avesse mai fame e rifiutasse le merende ; la fata temendo di essere fuori moda si era procurata  un golfino fatto con fili d’erba e dei jeans  su cui aveva applicato dei fiori colorati dei campi .

Era felice ma si sentiva inquieta e ansiosa . Una sera  si sdraiò sul suo materasso di erba , tirò fin sotto al mento la coperta di muschio e si accinse a leggere un vecchio libro alla luce che le offrivano gentilmente tre lucciole quando sulla pagina si proiettò un’ombra  e vide  lei, la fata sovrintendente .

“ Fata madrina , è tanto che non ci si vede “

“ vero bambina , ma ho avuto tanto da fare al consiglio delle fate  , lassù “ e fece un gesto vago ad indicare un luogo ;
“ ma ora  sono dovuta venire , sono tutti in agitazione , cosa stai combinando ragazza mia ? non puoi vestirti come una umana , chiacchierare con un umano e passare tutto il tempo con lui ; stai dimenticando chi sei ?”

“ madrina  nons o cosa accade , ma io sono felice solo quando sto con Antonio e parliamo e mi racconta dei suoi progetti . Io non avrò mai una casa , dei bambini , una famiglia .”

 “ La tua famiglia è tutto quello che  hai intorno ;le persone che vengono qui e  affidano al bosco le loro gioie , i sogni e i dolori , che non ti vedono ma sentono che ci sei ; questa è la tua famiglia .Se andrai con lui non potrai più essere una fata , i capelli diventeranno bianchi, perderai le persone care ,  morirai . Bambi non correrà più con te .”

 “  ma io non posso stare senza di lui ; aiutami madrina ;”La Madrina  era addolorata , ma quello che vedeva negli   occhi della fata la colpì ; sospirò e..

“ Va bene porterò il tuo caso al Consiglio delle Fate , ma ad un patto ¨per una settimana vivrai da umana , poi ci rivedremo e se sei sicura che lui accetterà la tua natura e tu sarai sicura di quello che  vuoi, quando tornerò decideremo “

La Fata al mattino si alzò e per la prima volta sentì il freddo e aveva fame ; non aveva danaro né abiti pesanti ; ma era felice .Corse nel bosco e trovò una capanna ; fece una scopa con i rami e cominciò a pulirla , poi tutta sudata  si infilò il golfino di fili di erba e i jeans con i fiori che nel frattempo erano avvizziti e corse in paese a vendere del miele che aveva raccolto e con il ricavato comprò altre cose .

Alla sera  si accorse che non aveva pensato di raccogliere legna per il fuoco  ma si addormentò ugual,mente felice .

Il giorno dopo andò al torrente ; le mamme che sedevano nel prato la guardarono diffidenti e parlottavano fra loro :” non so che abbia questo posto, mi piaceva tanto” diceva una “ ora mi pare freddo, l’erba sembra secca , che sia l’inquinamento ?”

 Non so ma anche il fiume è diventato così chiassoso, prima mi addormentavo qui e il rumore non mi infastidiva ora fa un tale fracasso! Forse è il buco dell’ozono “

Nel pomeriggio arrivò Antonio .

“debbo parlarti , le disse ,questi giorni con te sono stati bellissimi , sono felice di averti conosciuta  ma vorrei potessimo stare sempre assieme ; io guadagno bene ora e posso permettermi una bella casetta e una famiglia ; vorresti pensarci?”

a fata fu presa dal panico  non sapeva  se lui avrebbe accatta la sua natura  o si sarebbe spaventato, ma era  anche tanto felice e così , sebbene preda di ansia gli parlò. Gli disse che anche lei avrebbe voluto stare con lui, ma che era una fata e solo se glielo avessero permesso sarebbe stato possibile .

Il giovane sorrise:” lo sapevo, lo ho sempre saputo ; non potevi essere che una fata .Ma io ti voglio bene e  non posso pensare che debba  rinunciare alla tua vita  per poi  pentirtene .”

La fata  ruotò su se stessa entusiasta  lo abbracciò e gli promise che di li a pochi giorni si sarebbero ritrovati .

Quella sera  due innamorati che erano andati a sedersi su  di un  masso si misero a litigare e si separarono ; più tardi la Fata vide una anziana donna che  coprendosi il viso con le mani  singhiozzava disperata ; si avvicinò e le mise una mano sulla spalla, ma la donna continuò a piangere :”che ti è successo ?”

“ Ho perso mio figlio : non è giusto che un figlio muoia prima della madre ; è contro natura ;”

La fata cercò di consolarla ma capì che le sue parole non raggiungevano il cuore della madre  e si allontanò.

 Il giorno successivo  incontrò Bambi che beveva al torrente e tutta felice lo chiamò, ma il capriolo drizzate le orecchie, con un fremito di paura fuggì.

 La gente del paese era perplessa e spaventata : non voleva più andare al torrente  dove non trovava la pace e la serenità cui era abituata , la pausa dalle fatiche e dai dolori e si cominciò a pensare di fare un parco dalla parte del monte .

 

A sentire tutto questo la Fata  si addolorò e una sera , nella sua capanna dove oramai aveva imparato ad accendere il fuoco, chiamò la  fata supervisore :Madrina per favore , vieni , Madrina !!!!!!”

 “ eccomi , ma è mai possibile ragazza che tu sia sempre così agitata ! che succede ?”

 “la gente non vuole più andare alk torrente sono contenti e infelici , Bambi non mi riconosce  più”

La Madrina si sedette sul letto e le prese la mano :  “bimba mia  non si può avere tutto;  se divieni umana , il torrente resta senza fata ; vedremo di farne venire un’altra ma ci vorrà tempo prima che impari a conosce il lungo e faccia esperienza .”

“ madrina , forse sono stata egoista e ho anteposto la mia felicità a quella degli altri che è più importante “

“ no ,non lo è ,puoi anche decidere di lasciare  il torrente , ma sei tu che devi sapere leggere dentro di te cosa senti come più importante  solo tu ti puoi rispondere, conoscere la tua vera natura  per essere in apce con te stessa.”

 E la Fata  decise .

 Il giorno successivo un pescatore che da tre giorni stava tutto arrabbiato sulla riva del torrente percepì  un buon profumo di erba e soddisfatto ributtò nel fiume la trota che aveva pescatoe  tornò in apese ; la voce si sparse e la gente ricominciò ad andare al fiune , proponendosi di tenere il posto ben ordinato e non inquinato affinché non accadesse di nuovo quelloc eh era già successo .

 La sera della domenica Antonio era seduto su un masso ; era  triste  ma quando vide la Fata  le sorrise ; si presero per mano  e .” ho capito sai , hai deciso di restare ; io so che ho avuto un grande dono a conoscerti sono un poco triste ma so che qui cis arai sempre  come sarai sempre nella mia vita .”

 La fata piangeva lacrime  di rugiada ma il suo sorriso era  sereno : accarrezò Antonio  e corse via saltando sui massi del torrente con Bambi alle calcagna

 

 

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iulia aveva sette anni e andava a scuola;la sua mamma era bella alta bionda con gli occhi azzurri, indossava spesso jeans e dei bei maglioni morbidi;Giulia, invece,era piccola e cicciottina anche perché era golosa e amava soprattutto la nutella . La mamma la rimproverava e diceva che se continuava così le sarebbero venuti i foruncoli e da grande sarebbe stata grassa, ma il papà rideva prendeva Giulia in braccio e  diceva alla mamma che per queste cose c’era tempo.

Giulia era brava a scuola specie in italiano, storia e geografia perché leggeva molto  ma era vivace e non restava mai ferma e i codini di capelli che la mamma le faceva al mattino fermandoli con le perline , dopo poco erano tutti sottosopra e i vestitini erano sempre spiegazzati e a volte macchiati.

Quando faceva un bellissimo compito o una ricerca interessante la maestra le diceva che era brava ma alle compagne faceva una carezza sul capo dove i codini erano sempre a posto : lei aiutava le compagne in difficoltà ed era disponibile a dividere la  merenda se qualcuno restava senza e invece le compagne coprivano con la mano il quaderno di matematica( materia in cui Giulia non era tanto brava )e non le facevano mai assaggiare le loro merendine; per questo lei si sentiva a volte triste .

La scuola di Giulia per carnevale organizzava una rappresentazione in cui le bambine indossavano bei costumi  e le parrucche incipriate.Il giorno fissato per stabilire i ruoli, le bambine si misero in fila;quando fu il turno di Giulia la maestra le diede un fagotto rosso a con dei pallini neri :

”che cosa è ?” ,

“la coccinella , tu farai la coccinella .vai  provare il costume e vedi se ti è di misura“

“la coccinella??? Ma sembra un fungo!!!”.

“su Giulia  non fare storie, vai “.

 Quando tornò a casa Giulia andò dalla mamma che stava lavorando, le appoggiò la testa sulle ginocchia:

 “che c’è piccola?”

“farò la coccinella alla recita della scuola”

“bene ,sarai bellissima !!”

“mamma, sembrerò un fungo con quella cosa larga e rossa a punti neri”

“su Giulia fai la brava,vai in giardino e non fare discorsi sciocchi, sarai una bellissima coccinella “

 Giulia andò in giardino e, anche se era freddo,si mise  sotto l’albero di albicocche ; si chinò a terra mise il capo sulle ginocchia e cominciò a piangere ;le lacrime scendevano come nocciole e cadevano a terra ;quando fu esausta , alzò la testa e vide che dove le lacrime erano cadute, erano spuntati dei piccoli fiori celesti .Mentre guardava stupita , sentì alle spalle una voce :

“allora perché tutte queste lacrime”e voltandosi  vide una signora  con i capelli scuri ed una ciocca bianca sulle tempie, cicciottela,non giovane e bella come la mamma ma con un sorriso bellissimo. La signora  indossava un abito lungo un poco strano  e un grembiule bianco .

 “chi sei? “

“la fata dell’albero di albicocche. Abito qui  “

“fata ???ma non ti ho mai vista”

 “le fate le vede solo chi ha il cuore buono e sa vedere : forse non mi hai mai cercata.

E adesso perché tutte queste lacrime ?”

“la mamma non mi capisce, la maestra fa le carezze solo alle altre  bambine, sono cicciottina e non farò la principessa ma la coccinella nella recita della scuola e sembrerò un fungo e poi  i miei  capelli non stanno mai a posto “

  “sono davvero tante  buone ragioni per piangere;però a volte le mamme dimenticano di quando erano bambine,le maestre sono stupide e le compagne non hanno il cuore gentile come te ;ma tu sarai una coccinella bellissima;”e mentre parlava le carezzò i capelli con i codini diritti e Giulia si sentì più leggera.

 “ora vai in cucina prendi quel barattolo di nutella che è nel frigo, vai “

Giulia tornò con la nutella e la signora le diede un cucchiaio:

“ma diventerò grassa !!

“no se non esageri  non ti farà male “

E Giulia dopo avere assaggiato si sentì più serena.

“ora vai, sarai una coccinella perfetta ; ricorda:le persone che pensano solo alle apparenze non contano, sii gentile con loro ma se non capiscono, dimenticale; ma sempre conserva il tuo cuore gentile ;quando avrai bisogno io sarò qui “

Il giorno della recita le bambine erano pronte ma quella che doveva fare la principessa salendo la scaletta che portava al palcoscenico inciampò nell’abito e si storse una caviglia .

La maestra mise il ghiaccio e la fece sedere nella sala degli insegnati :“ che disgrazia, come facciamo, dobbiamo trovare un’altra che possa fare la sua parte e le persone sono già tutte in sala !!!Giulia falle compagnia mentre pensiamo cosa fare “

 Le due bimbe rimasero ad aspettare mentre la principessa piangeva disperata.
” ecco è tutto rovinato, non farò la parte .. come farò, la mia mamma è nella sala e ha invitato delle amiche “

“dai non è così grave ; ora vado a prenderti un poco di nutella “

“Nutella !!! ma non ne ho voglia “

“ vedrai che ti farà bene  “

E veramente dopo che ebbe mangiato la crema , le parve di avere meno male e andò a cercare la maestra ; iniziarono la recita e quando fu il suo turno, Giulia entro in scena ed  era così felice che cominciò a saltare aprendo le alucce da coccinella e facendo alcune splendide evoluzioni tanto che sembrò che volasse veramente.

Il pubblico applaudì entusiasta  e quando le bimbe uscirono Giulia sentì una maestra dire alla sua “ma chi è quella bimba?? Che brava e carina !”

“ma è cicciottina !”

 “senti quella bambina è intelligente e sveglia e se non sai vedere oltre le apparenze non sei  una brava maestra ; mi farebbe davvero piacere che il prossimo anno fosse nella mia classe”

Giulia era emozionata e mentre si cambiava, la bambina che aveva fatto la principessa le si avvicinò”grazie Giulia sei stata tanto gentile ,non so con dirtelo; vuoi un poco della mia torta di mele ?”

 “grazie un’altra volta, la mia mamma mi ha preparato pane e nutella “

 

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