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La Storia del Merletto e del Ricamo (1)

gennaio 8, 2009

Isabella di Valois - Sofonisba Anguissola
Isabella di Valois – Sofonisba Anguissola

La storia del ricamo può essere ricostruita citando fonti storiche e iconografiche e purtoppo solo in piccola parte studiando i reperti autentici.Si parla di ricamo nella Mitologia, nei poemi di Omero e di  Virgilio e nella Bibbia; quando Mosé prepara il Santo Tabernacolo lo descrive con queste parole: “…fece il velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo fece con figure di cherubino, lavoro di ricamatore.” (Esodo 36,35). Non mancano, anche se ridotte in piccolissimi frammenti, testimonianze dirette: in Egitto sono state rinvenute strisce decorative risalenti a secoli prima di Cristo, così anche in Attica sono rinvenuti dei pezzi di lino ricamati risalenti all’epoca classica.Storici di epoca romana  narrano che Nerone pagò quattro milioni di sesterzi i drappi per il triclinio coperti di ricami, ed Eliogabalo fece riprodurre sulle tovaglie ,con l’ago, i cibi dei banchetti .Il Ricamo era lusso;lusso orientale assieme ai tessuti,ai profumi ,alle gemme  rappresentava il modo più semplice per impreziosire e personalizzare, aumentandone così dignità e prestigio,i capi d’abbigliamento indossati da personaggi di grande risalto politico o religioso.In Italia, e precisamente in Sicilia, questa arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che vi introducono laboratori di tessitura e di ricamo, rispettivamente Thiraz e Rakam; La parola ricamo deriva dal lemma arabo raqm (racam) .Durante il regno dei Normanni, in particolare di Ruggero II, i manufatti sono degni di Papi e Imperatori.Ci rimane,quale monumentale testimonianza,il Mantello da incoronazione del Sacro Romano Impero, ricamato con oro e perle, con un motivo di cammelli assaliti da leoni tigrati, separati da una palma da datteri, simbolo dell’albero della vita. Fu ordinato nel 1133 e fu portato a termine nel 1134; ora è conservato nel Kurstgeveben Museum di Vienna. Molto probabilmente la tecnica e i decori sono stati portati presso le altre maggiori corti della Penisola dalle stesse maestranze arabo-sicule, costrette a fuggire sulla fine del secoloXIII a seguito della rivoluzione deiVespri..Esempio a se stante, relativo all’arredo, resta fondamentale l’arazzo di Bayeux,detto anche della Regina Matilde. Realizzato nell’anno 1000, su tela di lino grezza con lana colorata, racconta, con punti di ricamo semplici, quali il punto erba e catenella, la conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore.

In Italia, fin dal Trecento, esistono laboratori in tutta la penisola e in particolare a Firenze. Nel quattrocento e nel cinquecento, è documentata la collaborazione fra le “arti maggiori” e le “arti minori”, così accade che grandi maestri di pittura, come il Botticelli e Bartolomeo di Giovanni, preparino i cartoni per i ricamatori che poi li trasferiranno su piviali o paliotti. L’arte del ricamo era prerogativa maschile, tuttavia ci sono prove documentali che comprovano anche la presenza femminile e non solo monacale.
In particolare, era il passatempo preferito delle nobili dame ed è per queste che nel ‘500 sono pubblicati i primi libri di modelli di ricami. Una delle pubblicazioni più antiche sembra essere un libro di ricami di  Alex Paganino; seguiranno di Giovanni Tagliente  “Esemplario novo” che insegna alle donne a “cuscire, a recamare e a disegnare”.
Grande successo avrà anche l’opera di Giovanni Ostaus, “La vera perfettione del disegno di varie sorti di ricami”Elisabetta Catanea Parasole Romana  era una delle più famose artiste del tardo Rinascimento: amava illustrare merletti e botanica. Nel 1616, fece dono alla regina Elisabetta d’Austria ( principessa di Spagna) un bellissimo modellario di merletti intitolato:

Maria Stuarda-F.Pourbus
Maria Stuarda-F.Pourbus

La bellezza dei merletti riprodotti in queste opere dimostra la importanza delle opere di ago nel tempo

prossima puntata …

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